Documento Incendi in Calabria

A tutti i Capi Calabresi 

E, p.c., al Comitato Nazionale

“A che scopo passiamo da questo mondo? Per quale fine siamo venuti in questa vita? Per quale scopo lavoriamo e lottiamo? Perché questa terra ha bisogno di noi? Pertanto, non basta più dire che dobbiamo preoccuparci per le future generazioni. Occorre rendersi conto che quello che c’è in gioco è la dignità di noi stessi. Siamo noi i primi interessati a trasmettere un pianeta abitabile per l’umanità che verrà dopo di noi. È un dramma per noi stessi, perché ciò chiama in causa il significato del nostro passaggio su questa terra”.(Laudato si’, 160)

Di ritorno dal Re Dei Venti (Reventino) mi porto dentro il paesaggio incenerito che ne rimane. Lassù sono andati in fumo i sogni fatti da ragazzo e le voci notturne e stupefatte dei ragazzi e delle ragazze scout che toccavano le stelle con un dito. Rimane la cenere nelle mie scarpe e non la polvere verde della montagna. Rimane l’unico acre odore di bruciato e non le fragranti miscele di resine d’abete, di ginestra e maggiorana. Rimane il silenzio della morte e non di innocenti esseri viventi di cielo e di terra. Ciò che c’era non c’è, ciò che viveva non vive, ciò che profumava non profuma. C’è da star male ad andare lassù! (Testimonianza di Giovanni Mazza LT.6)

Carissimi,
mentre scriviamo la Calabria sta ancora bruciando… siamo fortemente preoccupati…

sappiamo che sono stati evacuati abitanti di paesi e campi scout e peggio ancora che ci sono state vittime.
Perché tutto questo?

È molto facile, in momenti come questi, scendere in polemica o imprecare contro l’insipienza umana. Preferiamo porci le domande più brucianti e cuocere… cuocere come sta cuocendo questa amara terra nostra. Ma è giusto che sia così… perché solo da questa cottura a fuoco lento nascono e si riaffermano le idee, i pensieri, i progetti, i “credo” di varia natura.

Non sappiamo quanti di noi, Calabresi e non, abbiano mai assaporato l’ebbrezza e la bellezza di trascorrere qualche giornata in questi meravigliosi luoghi – non solo per la scampagnata di Ferragosto – che in queste ore stanno andando in fumo.

Non sappiamo quanti di noi abbiano avuto modo di ascoltarne la voce, nelle notti silenti in tenda, con risvegli ad alta quota che sanno di paradiso. Non sappiamo quanti di noi sappiano cosa sia il Pino Loricato, una faggeta, un fagus sylvatica che qui da noi sono i più antichi d’Europa (670 anni circa).
Non lo sappiamo!
Ma sappiamo per certo che tutti abbiamo bisogno di respirare, altrimenti moriamo: fin da bambini, dalle elementari, una delle prime cose che apprendiamo è la fotosintesi clorofilliana; ossia quel processo attraverso cui le piante assorbendo l’anidride carbonica, restituiscono l’ossigeno… quell’elemento che ci permette di vivere. E una delle domande cocenti è proprio questa: ma possibile che chi accende roghi non si renda conto che sta togliendo l’aria a se stesso ed ai propri figli? Non ci è bastato il Covid a farci morire soffocati, senza ossigeno? Possibile che non sappia, chi compie questi atti criminali, che ci vorranno decenni perché una piccola parte di vita, flora e fauna, possa riabitare dove oggi distruggiamo? E noi cuociamo!

L’altra domanda cocente riguarda un po’ tutti. A parte qualche post melenso sui social, ci sembra di avvertire un certo disinteresse generale, come se quanto stia accadendo riguardasse altri… non me, qui ed ora. Un atteggiamento che ricorda tanto “quei giorni prima di…”, narrati nel Vangelo, con immagini che ben si sposano con la realtà attuale: “Come avvenne al tempo di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, si ammogliavano e si maritavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece perire tutti. Come avvenne anche al tempo di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece perire tutti”.
Da qualche parte ieri sera, proprio sulle ceneri di uno dei roghi, sono stati sparati dei fuochi d’artificio. E i falò di San Lorenzo che hanno lasciato spazzatura di ogni genere e plastica sulle spiagge. Insipienza oltre che cattivo gusto! Ma possibile che nessuno abbia compreso quale tristissimo momento stiamo vivendo! Qui bisogna indignarsi, aprire gli occhi, ribellarsi, schierarsi e non dormire… E noi cuociamo!

L’altra cocente domanda è: ma di chi sono figli i piromani? E si perché questi una famiglia ce l’hanno di sicuro; a scuola qualche volta sono dovuti andare, qualche ora di catechismo per i Sacramenti pensiamo l’abbiano fatta. E dunque: a che cosa stiamo educando? Ma noi vogliamo fortemente credere che ancora di più il miglior investimento per il futuro risieda nell’educazione e nella formazione di una coscienza pienamente e maturamente affermata e che sia anche ecologica. Il Magistero di Papa Francesco, a cui tutti plaudiamo ed apprezziamo soprattutto con le ultime lettere Encicliche tra le quali spicca la Laudato si’, dice qualcosa alla nostra vita; ossia ci muove all’azione in campo educativo e formativo. Ma è così anche in altri ambienti? Serve per riempire spazi vuoti nelle librerie oltre che il vuoto del parlare di alcuni, con frasi ad effetto, da lì desunte e recitate a casaccio?.. E noi cuociamo!
E poi… tante e tante altre domande. Che dire sulle responsabilità, sulla inefficace o inesistente prevenzione, sulla mancata cura del territorio, sulla carenza di personale, sull’acquisto di strumenti e mezzi…?

Cuociamo: perché se tutto ha un senso, la storia di questi giorni non ce l’ha affatto. Pertanto, prima riaccenderemo (questo si) il lume della ragionevolezza ed il motore dell’impegno, meglio sarà. Altrimenti, per utilizzare un’espressione del patrono della Calabria, San Francesco di Paola: “rischiamo di vedere tempi veramente difficili”. A lui ci affidiamo, perché risvegli in tutti noi la gioia ed il gusto della partecipazione e del sano protagonismo in vista del bene.

Carmelina, Claudio, Padre Enzo (Responsabili e Assistente Regionali Agesci Calabria)