Cantiere Nazionale sull’Accoglienza “Ubuntu yetu”

Fin dai tempi biblici la storia dell’umanità è stata segnata da grandi esodi e migrazioni di interi popoli, sospinti da emergenze, alla ricerca di approdi più sicuri e in fuga da un’esistenza minacciata. La sponda europea del Mediterraneo, per la sua posizione baricentrica, è stata una sorta di meta obbligata per profughi all’avventura lungo le “rotte della salvezza”.

E l’Italia meridionale, tra cui la Calabria, al centro e nel cuore del Mediterraneo, è stata da tempo immemorabile porto, crocevia e snodo di rapporti e di relazioni tra popoli e culture.

Sarà per questo che la gente del Sud si è misurata, sin dalle sue origini, con il “problema” dello straniero, e quindi del confronto col “diverso”, sviluppando attitudini e comportamenti ispirati all’ospitalità, consolidati nel tempo. L’accoglienza del migrante è così diventata un elemento caratterizzante del codice genetico e del patrimonio identitario di quel pensiero e di quell’azione meridiana.

Molti altri fattori hanno concorso a consolidare quest’attitudine, a plasmare queste nobili predisposizioni dell’animo, non ultimo le vicissitudini che storicamente hanno segnato la vita della nostra gente: è la nostra una terra di migranti che ha conosciuto l’ostilità e il disprezzo di comunità xenofobe, l’umiliazione di sentirsi additati come “diversi”, il disagio delle bidonville, l’incolmabile vuoto della famiglia lontana, le asprezze di una vita sottoposta a lavori massacranti e sottopagati.

Per via di tutte queste circostanze Il Sud ha avuto modo di sperimentare che l’accoglienza, lungi dal rappresentare un pericolo o da essere di ostacolo alla crescita del nostro popolo, ha costituito un valore aggiunto, un importante fattore di crescita materiale, culturale ed umana in cui le varie eredità – greca, araba, normanna, bizantina – fondendosi in una meravigliosa sintesi, hanno dato luogo a splendide creazioni, ad un inestimabile patrimonio di civiltà, a conferma che, laddove si siano create condizioni di convivenza civile e pacifica, ne sono derivati grandi benefici, in egual misura, tanto per le comunità ospitanti quanto per quelle ospitate.

Purtroppo, sul terreno dell’accoglienza, la stagione che stiamo vivendo è decisamente preoccupante: mentre folle di disperati, che hanno il volto di donne, uomini, bambini dilaniati dalle sofferenze e dalle ingiustizie in territori martoriati come Siria, Turchia, Africa, bussano alle nostre porte, l’Europa assiste imperturbabile a questo dramma, sorda all’accorato appello di “Vincere l’indifferenza” che Papa Francesco ha rivolto a coloro che governano, ai credenti e a tutti gli uomini di buona volontà, sorda soprattutto ai principi umanitari che ci impongono di farci carico delle sofferenze dei deboli e degli esclusi.

E mentre in Europa le ragioni della paura, suffragate dal discutibile presupposto immigrazione=terrorismo, prevalgono su quelle umanitarie, siamo fortemente persuasi che questo, in realtà, sia un particolare momento storico, da vivere come un’imperdibile opportunità, un’occasione che ci viene offerta per sentirci anche noi parte di questa storia.

Da qui la proposta di un cantiere per far vivere ai rover e alle scolte esperienze di servizio con chi è stato accolto e con chi ha accolto, per conoscere luoghi e realtà dove tutti i giorni si pratica accoglienza, integrazione; si condividono storie, fatiche, sofferenze; dove si sperimenta la bellezza dell’uguaglianza, del sentirsi parte di una sola umanità e dove si incarna l’ubuntu yetu, il “NOI NOSTRO”

 

Evento su Buonacaccia: https://buonacaccia.net/event.aspx?e=10692