Progetto Xenia, costruiamo ponti

“Amate gli stranieri che vivono con voi e procurate loro cibo e

vestiti. Perciò amate questi stranieri, perché anche voi foste forestieri

quando eravate nell’Egitto”. (Dt 10, 18-19)

L’articolo di Camminiamo Insieme in cui, tra l’altro, si parlava dell’inserimento

dei minori migranti nei gruppi scout, ha raccontato anche l’esperienza del

nostro gruppo, contribuendo a farla conoscere a livello nazionale. Una prima

considerazione che ci viene da fare è proprio sul prezioso patrimonio di belle

storie ed esperienze significative che, quotidianamente, si vivono nei nostri

gruppi e di cui si ha conoscenza solo in casi eccezionali e nelle emergenze.

Sarebbe importantissimo se si creassero più occasioni e più canali con cui

condividere tali esperienze sia come forma di testimonianza sullo stile di un

impegno educativo, sia come utilissimo contributo alla riflessione e alla prassi

pedagogica. All’indomani dell’articolo siamo stati invitati a partecipare al

l’evento “Hand in hand, Stronger Together”, organizzato dalla Regione

europea di WOSM dove durante la conferenza “Integrating refugees and

migrantes through Youth Organizations” nella sede del comitato economico e

sociale europeo sarebbero stati consegnati i “premi” dal Vicepresidente della

Commissione Europea alle migliori azioni – best practices – volte ad

accogliere rifugiati e migranti nelle organizzazioni scout e nelle altre realtà

giovanili

Abbiamo esitato un po’ prima di decidere e scegliere di partecipare. Il motivo

è semplice: siamo convinti che questi eventi contribuiscano ad “ammantare”

di straordinarietà qualcosa che dovrebbe essere la prassi quotidiana di ogni

gruppo scout. Poi abbiamo deciso di aderire alla proposta/richiesta convinti

che questa piccola cosa poteva rappresentare uno stimolo, una

sollecitazione. Troppo spesso dimentichiamo ciò che ci rende “Una parte

preziosa della Chiesa italiana” (Papa Francesco), per la nostra scelta di

essere presenti nelle realtà di “frontiera”, ai crocicchi della storia, restando

fedeli all’impegno imprescindibile “a spenderci particolarmente là dove

esistono situazioni di marginalità e sfruttamento, che non rispettano la dignità

della persona” (Patto Associativo – Scelta Politica). Troppo spesso le nostre

esperienze si riducono ad attività da svolgere tra le quatto mura della nostra

sede, basandoci su modelli e format scaricati da internet. Tutto ciò svilisce e

snatura il senso stesso dello scoutismo, le ragioni stesse che spinsero il

nostro fondatore a dar vita al Movimento. Non crediamo affatto di essere

immuni da questa perversa tentazione e abitudine sempre più diffusa.

Tuttavia, se qualcosa ancora ci salva, è la tensione continua ad interrogarci

su quello che succede intorno a noi, nel cercare di cogliere le provocazioni e

le sfide che il tempo che viviamo ci pone davanti. Le straordinarie ricchezze e

potenzialità racchiuse nell’essere “Comunità Capi”, comunità di educatori che

condivide ed è corresponsabile di un progetto educativo (caso unico e perciò

ancora più significativo, nel panorama delle diverse agenzie educative),

risiede proprio in questo: nella continua reciproca sollecitazione a non

adeguarsi, a non ricorrere a ricette preconfezionate, a non restare indifferenti,

a non subire passivamente il corso degli eventi fissato da personaggi e

istituzioni mosse da ben altre finalità e valori rispetto ai nostri.

Il dono della profezia, la capacità di discernimento dei segni dei tempi, lo

“sguardo lungo” sulle vicende sociali e quindi sui loro risvolti educativi,

appartengono alla storia e al patrimonio dell’Agesci. Questa sua caratteristica

fondamentale si è forse un po’ persa. Con le dovute e rare, perciò stesso

“luminose”, eccezioni. La Zona “Fata Morgana”, nella sua pur breve vita, ha

saputo prendere posizione. Lo ha fatto nella vicenda del rischio della

“deportazione” dei minori migranti, quando il nostro Vescovo Pade Giuseppe

è stato attaccato per le sue prese di posizione in favore dei migranti.

Recentemente la nostra Zona ha istituito una commissione che istruisca un

percorso di riflessione sul tema del lavoro. Tutti elementi che fanno ben

sperare sulle possibilità di tornare ad essere delle sentinelle capaci di

vegliare e di tenere fisso lo sguardo sull’orizzonte, pronti a prendere

posizione e a non abbassare mai l’attenzione su tutto ciò che riguarda l’uomo

e che rappresenta l’unico modo per poter essere capi scout.

La Comunità Capi del gruppo Agesci RC 7 “Padre Piergiorgio Lanaro”