Discorso Don Luigi Ciotti – XXII Giornata dellla memoria e dell’impegno 21 Marzo 2017 Locri

Io credo che siamo qui perché amiamo la vita e abbiamo un debito con chi è stato assassinato. Abbiamo un debito con le loro famiglie. Ma vi prego, non basta più ricordare, bisogna farli vivere nel nostro impegno.

Ci parlano, sono vivi, ci esortano a essere NOI PIU’ VIVI! Dobbiamo essere vivi noi, più vivi noi, tutti noi. Cihanno lasciato in eredità la speranza di una società più giusta e più umana. A noi il compito di realizzarla e per realizzarla è necessaria una vera cittadinanza. Cittadinanza significa corresponsabilità: ogni persona èchiamata a contribuire per il bene comune che è premessa di quello individuale

Cittadinanza significa corresponsabilità che nasce, non dimentichiamolo mai:

  • dai rapporti educativi,
  • dalla crescita culturale,
  • dalla partecipazione alla vita sociale.

Dobbiamo vedere le buone pratiche, cogliere il positivo che c’è. Se si enfatizza il negativo non si riesce a illuminare il positivo che c’è da sostenere e da valorizzare. Non bastano le regole, c’è bisogno di responsabilità, di relazione, di giustizia sociale.

Evitiamo il rischio di fare della legalità, un idolo.

Attenzione alla retorica della legalità. La legalità è lo strumento, è il mezzo per raggiungere un obiettivo importante che si chiama giustizia.

È necessario restituire l’economia alla vita, restituire l’economia alla sua dignità, di sapere che garantisce la crescita e lo sviluppo della società, dell’ambiente, della cultura.

Il lavoro, la scuola, i percorsi educativi, i servizi sociali restano il primo antidoto alla peste mafiosa.

Restituire l’economia alla vita, ricominciare dalla cura dell’ambiente: che terra meravigliosa avete, amici!

Qui i monti e il mare veramente si baciano, che meraviglia la vostra terra!

Ma siamo chiamati sempre alla cura dell’ambiente. Non ci può essere un’economia senza un’ecologia. Una cura della terra, come papa Francesco ci ha ricordato, come casa comune, casa di tutti.

 I diritti non sono solo una questione di umanità, ma il presupposto di ogni progresso sociale, civile, economico. Se oggi i diritti sono così deboli non è solo a causa di chi li attacca, ma anche di chi li difende troppo debolmente. Siamo anche noi i responsabili perché troppo tiepidi, a volte troppo prudenti. I diritti si fondono sul riconoscimento reciproco. Allora il cambiamento comporta una promozione della vita a partire dai diritti sociali, civili che la garantiscono. I beni comuni non possono obbedire alla logica di mercato. Questi beni sono vita e la vita non è una merce in vendita. L’inclusione sociale sta alla base della democrazia e della nostra Costituzione. Il provvedimento sul contrasto alle povertà che è stato emanato dalla politica del nostro paese è del tutto insufficiente perché la maggior parte delle persone in povertà assoluta rimane fuori dal reddito di inclusione. Lo so, è un piccolo passo in avanti da riconoscere e da sostenere che raggiunge una fetta troppo piccola di persone. E gli altri che cosa aspettano quando si fa la fame perché è la povertà assoluta, che coinvolge alcuni milioni di persone? Allora, non possiamo assolutamente tacere.

L’educazione! La meraviglia delle scuole che ho incontrato in questi giorni in tutta la Calabria, come in tutta Italia. Abbiamo trovato insegnanti che non vivono solo la professione, ma senti quando li incontri, che vivono una vocazione, perché vogliono bene ai nostri ragazzi. Nessuno ha la ricetta in tasca. L’educazione se mira davvero alla libertà e alla responsabilità della persona non può essere mai imposta, ma sempre proposta.

Si educa insieme, si cresce insieme.

E mentre siamo collegati con le piazze d’Italia, saluto gli amici di Sicilia della piazza di Trapani, per ricordare Danilo Dolci quando diceva che l’educazione è un sogno condiviso, è un’azione corale. Non è vero che i giovani sono il nostro futuro, i giovani hanno bisogno di risposte innanzitutto nel nostro presente se no fanno fatica a vedere il futuro.

La legalità non può essere un insieme di principi sacrosanti, ma astratti. Deve essere un ponte tra la responsabilità della singola persona e il ruolo attivo e positivo che giochiamo nella nostra comunità. In assenza di progetti e di proposte concrete, credibili rischiamo di rassegnarci alle mafie come un male inevitabile. O si costruiscono progetti per i nostri ragazzi, spazi, opportunità e soprattutto non possiamo dimenticarci che l’educazione è il primo e il più prezioso investimento di una comunità aperta al futuro. Investimento che ha tra la famiglia e la scuola i suoi veicoli principali, ma non sono gli unici! Mi rivolgo ai sindaci: lavorate, per piacere, per la città educativa, la città educativa dove tutte le componenti devono mettersi in gioco!

Don Ciotti_XXII Giornata Memoria_Locri 21mar2017_estratto discorso.pdf