Racconto dell’esperienza vissuta – E/G

  1. Racconto dell’esperienza vissuta (non solo cosa ci ha colpito ma anche in termini di emozioni):
  • per molti è stata una scoperta, non solo dell’esperienza in sé ma anche per la valenza educativa che essa trasmette;
  • è stata evidenziata la necessità di maggiore intenzionalità nella scelta delle esperienze da far vivere ai ragazzi;
  • diversi capi hanno notato come spesso le tecniche in reparto vengano vissute come esperienze a sé stanti, non legate a obiettivi specifici;
  • spesso le proposte che vengono rivolte ai ragazzi non seguono tanto le effettive esigenze degli EG ma riflettono la parziale esperienza del capo: propongo ciò che io so fare e non mi aggiorno per saper fare nell’ottica di ciò che il ragazzo mi propone (in ciò l’esperienza risulta condizionata dal capo e non adeguata ai bisogni educativi degli EG, che di fatto risultano limitati dall’agire del capo);
  • è emersa l’importanza delle tecniche per stimolare gli EG a superare i propri limiti (peraltro vissuti in prima persona durante il multi stage dai capi stessi) e ritrovare fiducia in se stessi;
  • è importante riscoprire il senso della “sorpresa”, la dimensione dello “stupore” e della “bellezza”, che si sperimenta attraverso esperienze vissute in un clima di autentica avventura;
  • le tecniche troppo spesso sono conosciute dal capo (e quindi di riflesso dal ragazzo) a tavolino. Questo ci fa riflettere su come sia necessario un cambio di prospettiva: non siamo professori ma testimoni concreti;
  • è stato anche sottolineato come la competenza del capo è necessaria per proporre esperienze qualitativamente rilevanti, bisogna imparare a saper fare “bene”, non tralasciando nulla e non scadendo nell’approssimazione, evitando di seguire tradizioni inutili ma dando valore e senso a tutto ciò che si fa con i ragazzi (nel rispetto della natura, con sacrificio e laboriosità);
  • è importante trasmettere ai ragazzi, attraverso le tecniche, la progettualità: ciò che proponiamo e che trasmettiamo deve partire da un sogno/esigenza dei ragazzi e non essere calato dall’alto; solo così li aiuteremo ad acquisire quella dimensione progettuale che li aiuterà anche in futuro;
  • EMOZIONI: stupore, responsabilità, collaborazione, fiducia, condivisione, soddisfazione, essenzialità, tranquillità, serenità, perseveranza, inventiva, bellezza.

 

  1. Identikit dell’adolescente (seguendo il disegno):

 

  • cellulare: col cellulare in mano
  • zaino: pronto a ogni esperienza nuova, se sollecitato risponde ed è disponibile ad accogliere nuove proposte
  • pinza: necessità di continui stimoli
  • nuvoletta: ha molte idee
  • palla: ha voglia di giocare
  • panca nella casa: sta spesso chiuso a casa/sede e non prende molta iniziativa
  • nota: ama parlare
  • chiesa sbarrata: accoglie con difficoltà la proposta di fede
  • panino del fast food: ha difficoltà a svolgere anche le più elementari faccende domestiche
  • logo di fb – whats app: è legato ai nuovi mezzi di comunicazione che sono predominanti nel loro modo di comunicare.
  • ragazzi che si tengono per mano: ama condividere le esperienze che vive (con i coetanei)
  • guidone: è responsabile
  • famiglia: vive spesso una dimensione familiare complessa (che qualità di relazioni vive?)
  • libro: relazione problematica con lo studio e la scuola
  • astronave: ha bisogno di sognare in grande
  • bussola: ha necessità di sperimentare l’autonomia

 

  1. Come la tecnica è in grado di supportare il processo educativo:

Innanzitutto è emersa l’importanza di vivere le tecniche nella dimensione dello scouting: osservazione, deduzione, azione e contemplazione. Qualsiasi tecnica inoltre può supportare il processo educativo nelle tre dimensioni della cura di cose, cura di sé e cura degli altri;

Prendiamo alcuni esempi di esigenze individuate all’interno del discorso sull’identikit dell’adolescente:

  1. RESPONSABILITÀ → si sperimenta trasversalmente in tutte le tecniche nelle tre dimensioni della cura di cose, cura di sé e cura degli altri;
  2. SOGNARE IN GRANDE → si sperimenta attraverso il gusto per l’avventura (esplorazione), il superamento dei limiti personali (che si sperimenta sia nell’applicazione pratica delle tecniche legate alla pionieristica, sia nella gradualità dell’esperienza che la tecnica dell’hebertismo propone), nel racconto che fa vivere emozioni (animazione);
  3. CONDIVISIONE → si sperimenta nella condivisione del cibo, di un rifugio o semplicemente del cammino (esplorazione), nel fuoco serale e nella capacità di entrare in empatia con l’altro (animazione), nel supporto reciproco e nella voglia di gioco e nella sana competizione (hebertismo), nelle costruzioni da campo (pionieristica);
  4. AUTONOMIA → si sperimenta nel momento in cui un ragazzo è in grado di camminare solo in un bosco, di accendere un fuoco e nella cura dell’attrezzatura personale (esplorazione), quando è capace di scegliere cosa può rispondere o meno a un’esigenza pratica per esempio nella definizione delle strutture da campo che servono alla sq. (pionieristica), quando ha percezione del proprio corpo (hebertismo) e delle proprie emozioni (animazione);
  5. RAPPORTO AUTENTICO CON LA FEDE → lo sperimenta nella contemplazione del creato, nel vivere la dimensione della continua scoperta che accompagna la parabola della vita (esplorazione), nella consapevolezza del proprio corpo come tempio dello Spirito (hebertismo), nella scoperta dell’altro come dono di Dio e nella gioia della vita (animazione), nel mettere a frutto i talenti che Dio mi ha dato (pionieristica);
  6. BISOGNO DI COMUNICARE → si sperimenta nella capacità di autocontrollo (pionieristica, hebertismo ed esplorazione), così come nella capacità di manifestare le proprie emozioni nell’espressione del volto e di accogliere e validare quelle dell’altro (animazione).

 

  1. Come la scelta della tecnica supporta il capo nell’impiego degli strumenti metodologici:

È stato evidenziato come tutti gli strumenti in realtà sono connessi tra loro e come l’utilizzo delle tecniche sia trasversale in ciascuno di essi.

  1. Buone prassi:

Le tecniche vanno vissute in un clima di gioia e divertimento, esse sono utili (e “devono” esserlo nel senso etimologico: che si possono usare per soddisfare un bisogno, servono per risolvere un problema contingente) ma non necessariamente professionalizzanti (non pretendiamo dai ragazzi che siano maestri d’arte), va rivalutata la dimensione dell’imparare facendo e del trapasso nozioni (in cui la responsabilità del capo gioca un ruolo decisivo). Se utilizzate correttamente aiutano ad educare alla progettualità, quindi devono essere vissute nello stile progettuale e nello stile dell’impresa.